sabato 25 luglio 2026

ALLA RICERCA DELLA VERITA'

 


Chi scrive non pretende di avere la verità in tasca su ogni cosa, in particolare sulle verità storiche , le più difficili da scoprire, perché esse non possono che basarsi  su documenti e pure su documenti inoppugnabili, passati al vaglio della critica e della ragione analitica. Le più fragili prove in assoluto sono le testimonianze  , perché esse sovente non sono la “ fotografia” di un avvenimento storico, ma l’ insieme delle “ impressioni” che la mente del testimone, che non è una macchina fotografica , trattiene, raccoglie ed elabora. Nella migliore delle ipotesi, si tratta di una verità parziale e deformata. Questo nella ipotesi di un testimone obiettivo, privo di interessi nel rielaborare ed esporre quanto asseritamente abbia “ visto”. Le migliori testimonianze sono quelle effettuate nella immediatezza dei fatti, perché minore è l’ impatto della rielaborazione mentale , rispetto alla descrizione asettica di un fatto. Questo nella migliore delle ipotesi, cioè quella di un testimone “ imparziale” e non coinvolto da un quale che interesse nel mentire e cioè a trasformare una descrizione in una “ narrazione” , termine pudico osato oggi, nel regno della Menzogna, per descrivere una falsità. Quid juris se il testimone ha uno smaccato ed evidente motivo per mentire ed elaborare “ narrazioni” fasulle a sostengo di una posizione propria o di una parte a lui vicina ? In ambito giudiziario , una simile testimonianza non viene neanche  ammessa , perché il teste, portatore di un interesse di parte  che lo sovrasta ed anima , è ritenuto inattendibile. Ma se proprio non è possibile fare a meno di assumere la sua testimonianza, esso e per legge sottoposto ad un serrato “ esame” ad opera di tutte le altre parti processuali : un esame e controesame volto a verificare se mente, se elabora “ narrazioni” o altre forme di menzogna. Al testimone fazioso o intuitivamente inattendibile, non viene risparmiato di essere torchiato di domande  e contestazioni su ciò che dice : il fine è verificare se è attendibile o no, in modo di non acquisire per vero ciò che vero non è , oppure fortemente dubbio. Il fine della dura contestazione di un presunto testimone è solo ed unicamente la ricerca della Verità .

Accolgo quindi volentieri l’ invito delle Edizioni di Cassandra a pubblicare questo libro di Carlo Mattogno, un implacabile controesame di un libro di un certo  S. Venezia , autocelebratosi " sopravvissuto " e  “ testimone oculare” delle camere a gas naziste durante la guerra, ha scritto in materia. La “ testimonianza “ del Venezia in un tribunale non verrebbe neanche  ammessa : il soggetto è portatore di un evidente motivo per mentire per sostenere la lobby ebraica internazionale che ha fatto dell’ olocausto ebraico un motivo per auto-giustificare il genocidio del popolo palestinese, come se aver subito brutalità in una guerra , giustifiche il compierle a propria volta un’ altra guerra, per di più in danno di un popolo totalmente estraneo alla prima, cioè  lo è il popolo palestinese.

Un ebreo, per sostenere la Industria dell’ Olocausto ( come la ha definita Norman Finkelstein ) , può anche mentire : Soprattutto se scopre di essere testimone sessant’ anni dopo i fatti, dopo aver quindi elaborato una sua tesi con estrema puntigliosità per cercare di renderla inoppugnabile. Può mentire in tutta tranquillità, perché non è agevole contestarlo : le leggi del Libero Occidente , dominato dalla lobby che non esiste puniscono come crimine la contestazione del dogma dell’ olocausto e agli storici revisionisti è vietato accedere ai luoghi in oggetto ( ex campi di concentramento  tedeschi ) per cercare prove fattuali a loro sostegno. Quasi impossibile elaborare argomentazioni oggettive contro la vulgata olocaustica. Al falso testimone, in questo ambito è concesso il diritto di mentire. E’ come se in tribunale venisse vietato il controesame dei testimoni dell’ accusa, venisse abrogato il resto di falsa testimonianza e fosse invece reato contestare la versione dell’ accusatore e , addirittura, il giudice che lo dichiarasse  falso  in sentenza compisse un crimine.

Per questa ragione è doveroso sottoporre la testimonianza Shlomo , che è una summa dei luoghi comuni in materia di camere a gas naziste , ad un durissimo controesame, come è quello qui pubblicato di Carlo Mattogno.

Per concludere : io non conosco la verità in questa materia, ma non accetto che si cerchi di impedirne la ricerca censurando e vietando ogni studio o ricerca che non si prostri davanti alla verità ufficiale. Nella ricerca storica e scientifica  i dogmi non esistono. Il passaggio al rogo è più breve di quanto si pensi :  i fuochi dell’ Inquisizione, questa volta sionista,   non si devono riaccendere e le galere riempirsi ora  di ricercatori revisionisti, come già sta succedendo nel Libero Occidente.

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