Chi
scrive non pretende di avere la verità in tasca su ogni cosa, in particolare sulle
verità storiche , le più difficili da scoprire, perché esse non possono che
basarsi su documenti e pure su documenti
inoppugnabili, passati al vaglio della critica e della ragione analitica. Le
più fragili prove in assoluto sono le testimonianze , perché esse sovente non sono la “
fotografia” di un avvenimento storico, ma l’ insieme delle “ impressioni” che
la mente del testimone, che non è una macchina fotografica , trattiene,
raccoglie ed elabora. Nella migliore delle ipotesi, si tratta di una verità
parziale e deformata. Questo nella ipotesi di un testimone obiettivo, privo di
interessi nel rielaborare ed esporre quanto asseritamente abbia “ visto”. Le
migliori testimonianze sono quelle effettuate nella immediatezza dei fatti,
perché minore è l’ impatto della rielaborazione mentale , rispetto alla
descrizione asettica di un fatto. Questo nella migliore delle ipotesi, cioè
quella di un testimone “ imparziale” e non coinvolto da un quale che interesse
nel mentire e cioè a trasformare una descrizione in una “ narrazione” , termine
pudico osato oggi, nel regno della Menzogna, per descrivere una falsità. Quid
juris se il testimone ha uno smaccato ed evidente motivo per mentire ed
elaborare “ narrazioni” fasulle a sostengo di una posizione propria o di una
parte a lui vicina ? In ambito giudiziario , una simile testimonianza non viene
neanche ammessa , perché il teste,
portatore di un interesse di parte che
lo sovrasta ed anima , è ritenuto inattendibile. Ma se proprio non è possibile
fare a meno di assumere la sua testimonianza, esso e per legge sottoposto ad un
serrato “ esame” ad opera di tutte le altre parti processuali : un esame e controesame
volto a verificare se mente, se elabora “ narrazioni” o altre forme di
menzogna. Al testimone fazioso o intuitivamente inattendibile, non viene
risparmiato di essere torchiato di domande
e contestazioni su ciò che dice : il fine è verificare se è attendibile
o no, in modo di non acquisire per vero ciò che vero non è , oppure fortemente
dubbio. Il fine della dura contestazione di un presunto testimone è solo ed
unicamente la ricerca della Verità .
Accolgo
quindi volentieri l’ invito delle Edizioni di Cassandra a pubblicare questo
libro di Carlo Mattogno, un implacabile controesame di un libro di un certo S. Venezia , autocelebratosi " sopravvissuto " e “ testimone oculare” delle
camere a gas naziste durante la guerra, ha scritto in materia. La “ testimonianza
“ del Venezia in un tribunale non verrebbe neanche ammessa : il soggetto è portatore di un
evidente motivo per mentire per sostenere la lobby ebraica internazionale che
ha fatto dell’ olocausto ebraico un motivo per auto-giustificare
il genocidio del popolo palestinese, come se aver subito brutalità in una
guerra , giustifiche il compierle a propria volta un’ altra guerra, per di più
in danno di un popolo totalmente estraneo alla prima, cioè lo è il popolo palestinese.
Un
ebreo, per sostenere la Industria dell’ Olocausto ( come
la ha definita Norman Finkelstein ) , può anche mentire : Soprattutto se scopre
di essere testimone sessant’ anni dopo i fatti, dopo aver quindi
elaborato una sua tesi con estrema puntigliosità per cercare di renderla
inoppugnabile. Può mentire in tutta tranquillità, perché non è agevole
contestarlo : le leggi del Libero Occidente , dominato dalla lobby
che non esiste puniscono come crimine la contestazione del
dogma dell’ olocausto e agli storici revisionisti è vietato accedere ai
luoghi in oggetto ( ex campi di concentramento
tedeschi ) per cercare prove fattuali a loro sostegno. Quasi impossibile
elaborare argomentazioni oggettive contro la vulgata olocaustica. Al
falso testimone, in questo ambito è concesso il diritto di mentire.
E’ come se in tribunale venisse vietato il controesame dei testimoni dell’
accusa, venisse abrogato il resto di falsa testimonianza e fosse invece reato
contestare la versione dell’ accusatore e , addirittura, il giudice che lo
dichiarasse falso in sentenza compisse un crimine.
Per
questa ragione è doveroso sottoporre la testimonianza Shlomo ,
che è una summa dei luoghi comuni in materia di camere a gas
naziste , ad un durissimo controesame, come è quello qui pubblicato di
Carlo Mattogno.
Per
concludere : io non conosco la verità in questa materia, ma non accetto che si
cerchi di impedirne la ricerca censurando e vietando ogni studio o ricerca che
non si prostri davanti alla verità ufficiale. Nella ricerca
storica e scientifica i dogmi non
esistono. Il passaggio al rogo è più breve di quanto si pensi : i fuochi dell’ Inquisizione, questa volta sionista,
non si devono riaccendere e le
galere riempirsi ora di ricercatori
revisionisti, come già sta succedendo nel Libero Occidente.
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