Fiume d’ Italia, durante
l’ impresa dannunziana che la aveva resa città indipendente e avamposto d’
Italia, contro le decisioni dei “ padroni del mondo”. Reale ci narra un piccolo
episodio che ci restituisce il clima della città : uno strano processo, una
accusa infamante a un maggiorente cittadino e ad un legionario fiumano.
Interviene come giudice straordinario il Comandante d’ Annunzio e il processo
ha una svolta inaspettata. Il fatto è vero, la narrazione asciutta e
coinvolgente è elaborazione narrativa dello storico Giacinto Reale, sempre
efficace in questi quadri storici minutamente descritti. Il racconto e il processo si chiudono all’ antivigilia di
Natale, con una lettera in cui il Poeta-Soldato “
chiede perdono ai poveri di Fiume”. Sorge un dubbio , che ci lascia aperto
anche l’ Autore : c’è un nesso fra il tristo clima del processo e il bisogno
del Poeta di immergersi subito dopo
nell’ abbraccio al popolo forte e generoso della “città olocausta”?
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