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giovedì 29 maggio 2025

LA NOTTE DEGLI EROI




“…..E ridevano, nel cielo, tutte le stelle del firmamento in un orizzonte di patria fatto improvvisamente più vasto nella cronaca e nella storia..”.

Così, al culmine del pathos di questo racconto storico, Piero Belli ci descrive  la partenza della colonna di legionari alla volta di  di Fiume, nella notte magica e stellata della cittadina di Ronchi, dove venne pronunciato il giuramento “ O Fiume o morte !”, riprodotto anche nel volume.

L’ Autore, romanziere di indiscusso valore, autori di romanzi sulla grande guerra che ebbero significativo successo e oggi sottoposti a “ damnatio memoriae” dal regime ideologico dominante,   fu corrispondente a Trieste  del Popolo d’Italia e pieno di ammirazione per d’Annunzio, durante l’impresa fiumana seguì da vicino, passo per passo, lo svolgersi dell’occupazione della città Adriatica, in qualità di Volontario .

 La notte di Ronchi” è un resoconto molto dettagliato dell’Impresa di Fiume e nello specifico della “Marcia di Ronchi” momento importantissimo da cui prese piede l’intera impresa fiumana.

Un racconto poetico e suggestivo che ancora oggi è in grado di emozionare profondamente il Lettore, con il racconto  di un eroismo che supera gli anni e parla sempre al cuore.

 Il ricordo struggente di combattenti  d’ altri tempi :La notte di Ronchi li avvolse in un manto di stelle .E non ebbero e non chiesero altro”.

 La notte di Ronchi, la notte degli eroi.

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giovedì 17 aprile 2025

CAMERATISMO OLTRE LA MORTE



Trieste, estremo confine orientale d'Italia. Questo libro è opera del giornalista e scrittore Piero Belli ( il mitico “ testa di ferro”), già legionario fiumano collaboratore del quotidiano “ il popolo di Trieste”. Carico di verve giornalistica e vigore polemico, il Belli ricostruisce lo spirito nazionalista della Trieste fra le due guerre ed è autore di una ricostruzione particolarmente struggente dell'impresa di Fiume (“ La notte di Ronchi”, già pubblicata dalla Lanterna) . Il racconto qui pubblicato, ricco di pathos, è ispirato ad una vicenda realmente accaduta nel 1920 a Trieste: “Il furto di un cadavere”, che ha per protagonisti i membri di un fascio di combattimento, dove si scopre che il senso di cameratismo e di appartenenza alla medesima trincea della lotta nazionale dura anche dopo la morte. Dove si scopre che “onore” e “fedeltà” non erano solo uno slogan. Dove la Patria era sempre la Patria, anche se spesso lontana e ingrata. Un tuffo nella Grande Storia dimenticata di Trieste. L'impareggiabile introduzione storica di Giacinto Reale e le suggestive foto e disegni della città rendono questo libretto una lettura rara e preziosa.

 

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CAMERATISMO OLTRE LA MORTE

 

PS: nella foto, il libretto originale (1920) di Piero Belli, e la ristampa (con introduzione di Giacinto Reale e con titolo diverso) del 2023, delle Edizioni della Lanterna.

§

Il fascismo ebbe, fin dall’inizio, la sua liturgia e i suoi “riti”, dedicati ad onorare i caduti….Emilio Gentile ha scritto in merito cose molto interessanti…procedure derivate dall’esperienza di guerra e poi di Fiume, con l’esposizione della bara scoperta, poi il trasporto, il picchetto, l’ ”attenti” e il “presente”….momenti culminanti di una comunità che ogni giorno rischiava la morte.

Come prevedibile, tali manifestazioni, per il forte impatto emotivo ecoinvolgente che avevano, anche per gli osservatori “esterni”, furono sempre ostacolate dalle Autorità…in più di un caso (a Venezia e a Bologna, per esempio) gli uomini delle squadre si impadronirono con la forza della salma del camerata caduto, per tributare ad essa onoranze degne.

Il primo caso, però, si ebbe a Trieste….qui, ad essere prelevata dall’ospedale civile, dove era temporaneamente custodita, in attesa di una sepoltura che il prefetto voleva “per pochi intimi”, per non turbare la sensibilità degli anarco-socialisti assassini, fu la salma di una Guardia Regia Giuffrida, linciato qualche giorno prima, mentre, fuori servizio, si trovava su un tram cittadino.

Protagonista del “furto” Pietro Belli. corrispondente locale del Popolo d’Italia, che, “a caldo” ricostruirà l’accaduto in uno scarno libretto (“Il furto di un cadavere”, appunto)….mi piace riportarne qualche riga, per lo stile veramente “salgariano” del racconto…non per niente l’accusa che i benpensanti dell’epoca rivolgevano agli scavezzacollo in camicia nera era proprio quella, di aver letto “troppo Salgari”:

“Potevano essere le due di notte dopo la mezzanotte, quando alla porta principale di ingresso dell’Ospedale, due Ufficiali dei bersaglieri picchiavano furiosamente, sorreggendo a braccia un giovane che sembrava svenuto….Un infermiere aprì finalmente lo spiraglio, e, visto il ferito, si affrettò a spalancare la porta…quando, improvvisamente, un nuvolo di uomini irrompe dall’esterno e penetra nell’atrio con il tumulto tempestoso dell’assalto. E’ un attimo. Il ferito si drizza senza più le bende…. il capo della spedizione è lì…, con la rivoltella in pugno. E dietro di lui sono dieci uomini che spianano silenziosamente le armi. “Ohè, il primo che fiata è un uomo morto!”….Anche la guardia di PS si è pacificata…..Dice, a un certo momento: “Fascisti ?” E una voce, dall’ombra, risponde: “Precisamente”. E tutto, allora, pare chiaro…..Le sentinelle….hanno fatto appena in tempo ad urlare: “Chi va là!” Ed hanno potuto anche imbracciare il loro moschetto. Ma sono già abbrancate dalla stretta ferrea di un abbraccio che atterrerebbe un bue. E senza neanche avere il tempo di dire una parola sin trovano senz’armi.”

Salgari…..appunto.

Giacinto Reale

Ricercatore storico

https://www.facebook.com/giacinto.reale.98?locale=it_IT


 



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venerdì 7 marzo 2025

REVOLVERATE



Trieste, estremo confine orientale d’ Italia. Una vulgata molto in voga negli ultimi anni ce la dipinge come una città dalla vocazione multietnica, senza una sua identità,  dove il senso di appartenenza alla identità italiana non sarebbe mai esistito e  sarebbe stato “ insufflato” da mestatori italiani, sempre al soldo di qualcuno : i Savoia, il Duce, de Gasperi, Bettino Craxi  e via delirando…. Questo libro del giornalista e scrittore Piero Belli ( il mitico “ testa di ferro”), già legionario fiumano ,  smentisce questo assunto. Viene qui ristampata l’ antologia di articoli scritti dal Belli in forma di Diario per il quotidiano “ il popolo di Trieste”. Carico di verve giornalistica e vigore polemico, il Belli ricostruisce lo spirito nazionalista della Trieste fra le due guerre. Dove si scopre che  “ onore “ e “ fedeltà” non erano solo un slogan. Dove la Patria era sempre la Patria, anche se spesso lontana e ingrata. Un tuffo nella Grande Storia di Trieste. Dell’ autore dei commoventi “ La notte di Ronchi” e “ Cameratismo oltre la morte”, tutti editi dalla Lanterna.

 

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