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lunedì 13 luglio 2026

CENTO ANNI FA IL "TRIESTE BOMBING" , OVVERO : L' INCENDIO DEL BALKAN

 


[ Balkan, dopo l' incendio - foto : archivio Unione degli Istriani ]

Il contesto storico.

 “Riteniamo utile ripubblicare questo quadro completo e veritiero rispetto alla distruzione dell’edificio dell’Hotel Balkan (Narodni dom) a Trieste, che il 13 luglio 2020 con l’ennesima operazione di calabraghismo e cedimento nei confronti della Slovenia è stato messo a disposizione della Fondazione appositamente istituita, e costituita, assieme ad altri soggetti istituzionali, dalle due più rappresentative Organizzazioni della minoranza slovena in Italia (SKGZ e SSO), che da anni lo chiedevano (un mero capriccio a scopo di rivalsa, perché dopo averlo ricevuto il palazzo lo hanno lasciato semivuoto, ma con le spese ordinarie e straordinarie pagate con le tasse dei contribuenti italiani!).

Iniziamo col farlo, questo quadro completo, con una prima parte, dedicata alla introduzione storico-politica degli eventi burrascosi che l’Italia stava vivendo proprio nei mesi di giugno e luglio 1920; eventi che non possono essere tralasciati se si vuole operare una seria ed onesta ricostruzione di ciò che accadde”. ( Tratto da : Unione degli Istriani, Trieste)

 


I mesi di giugno e luglio del 1920 furono, in tutta Italia, particolarmente torbidi.

Durante la crisi ministeriale che doveva ricondurre Giolitti al potere, le folle rosse, sobillate dai loro capi responsabili, approfittarono dello smarrimento di Nitti, per mettere allo sbaraglio la Nazione.

Aggressioni contro i Carabinieri, contro le Guardie regie, contro chiese e case di sacerdoti nei principali centri della Toscana; sanguinosi scioperi del comunismo bianco nel Cremonese; sistematici boicottaggi ferroviari ed aggressioni pressoché quotidiane contro processioni religiose (a Lucca, il 13 giugno, fu perfino calpestata la Croce); tumulti e conflitti in occasione di inaugurazioni dei monumenti ai Caduti; il 22 giugno saccheggi e conflitti a Milano, dove, fra l’altro, il Brigadiere Giuseppe Ugolini viene ucciso a colpi di pugnale, mutilato delle mani e orribilmente sfregiato e quasi ridotto a brandelli; il 23 giugno incendio doloso alla polveriera di Cecina; conflitti a Napoli e barbare scene di sangue nel Saluzzese; il 24 ancora violenza a Milano e a Cremona; il 25 lo scoppio di una bomba al Cova, con morti e feriti, scioperi e barricate nel Bellunese con interruzione delle linee telefoniche e telegrafiche, rottura della ferrovia e delle condutture idriche ed elettriche; il 26 un violentissimo moto anarchico a Piombino, con devastazioni, saccheggi, assalto alla caserma dei Carabinieri. Nello stesso giorno ebbe anche inizio la terribile rivolta anarchica di Ancona, delle Marche e della Romagna, rivolta che costò danni immensi, 24 morti ed innumerevoli feriti; quindi, nei giorni seguenti, le rivolte di Terni e Brindisi, i disordini agrari del Barese, per accennare ai fatti più gravi.

Questo era, allora, il clima che si respirava in Italia e la medesima tensione, inasprita dai contrasti di carattere etnico, si percepiva anche a Trieste, a Gorizia, a Pola e nei centri della Dalmazia sotto controllo italiano.

E fu appunto, nel mezzo di tale preoccupante situazione che piombò nel capoluogo giuliano l’annuncio dei fatti di Spalato, che qui riepiloghiamo molto succintamente.

A presidio della popolazione italiana della città dalmata, era ancorata nel porto la nave “Puglia”. Contro i marinai e gli ufficiali dell’equipaggio si erano già ripetuti più volte atti di violenza da parte di croati e serbi comunisti.

L’11 luglio giungeva a Spalato un agitatore panslavista, il quale aizzava le masse turbolente contro l’elemento italiano. Verso sera, un gruppo di facinorosi, dopo aver rotto le insegne del Caffè Nani, nel quale si ritrovavano per tradizione i dalmati italiani, assaliva insultandoli alcuni ufficiali della “Puglia”, che si recavano come di consueto al gabinetto di lettura della città. Accorreva in difesa dei propri ufficiali su di un motoscafo il Comandante Tommaso Gulli facendosi accompagnare da un “mas”. Giunto alla riva, la folla minacciosa lo accoglieva a furia di bombe, mentre la gendarmeria, appostatasi in ordine di combattimento sulla banchina, apriva il fuoco contro il “mas”. Il motorista Aldo Rossi rimaneva ucciso, il Comandante Gulli venne gravemente ferito, e dopo essere stato operato d’urgenza da un medico del posto, morì sotto i ferri quella stessa notte.

Fu così che, giunta la grave notizia a Trieste, la città reagì tanto inevitabilmente quanto immediatamente.

( prima parte )


FONTE :

https://www.facebook.com/UnioneIstriani?locale=it_IT

 

NOTA BIBLIOGRAFICA : Le edizioni della Lanterna hanno dedicato ben due volumi alla vicenda del Balkan, che qui segnaliamo :

1)      Giacinto Reale, “ L’ incendio del Balkan “ :

https://www.lulu.com/it/shop/giacinto-reale/l-incendio-del-balkan/paperback/product-7k6n5w9.html?page=1&pageSize=4

 

2)      Michele Risolo, “ Brucia, Balkan, brucia !” :

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mercoledì 27 maggio 2026

FORSE FU PROPRIO UN CAPOLAVORO

 


 

Cento anni fa una enorme  torcia fiammeggiante illuminò il giorno e la notte di Trieste : era l’ hotel Balkan che,  dopo un botto pazzesco , ardeva,  alimentato dalle bombe, dalla dinamite e  dalla polvere da sparo   che al suo interno erano stati accumulati da circoli “ culturali” sloveni per fomentare la rivolta anti-italiana. 

“ Il capolavoro dello squadrismo triestino ?”, come disse Benito Mussolini nell’ occasione ? Il fuoco pirotecnico conclusivo dell’ irredentismo italiano, come pensavano i nazionalisti o l’ ultimo atto militare della Grande Guerra ? Simbolo invece per parte slovena delle speranze di soffocare sul nascere la nascente sovranità italiana al Confine Orientale e tallone di Achille sui cui lavorava la propaganda comunista del dopoguerra. 

Una cosa è certa : l’ incendio del Balkan è entrato nella leggenda ed ora è un  Mito che ci parla di una terra contesa nei secoli fra Roma , Venezia e l’ etno-razzismo del mondo slavo. Un libretto scritto da uno schietto sostenitore della  sovranità italiana proprio nei giorni dell’ incendio e volutamente schierato senza riserve . Presentazione dell’ editore sulla dimensione ormai leggendaria di quel rogo. Da leggere tutto d’ un fiato. Per lettori senza paraocchi buonisti.

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mercoledì 18 giugno 2025

LA RIVOLTA DI TRIESTE



Un' opera rarissima di Guido Manacorda, intellettuale nazional-cattolico conosciuto in speciale mondo per aver fatto conoscere a fondo l'opera di Richard Wagner in Italia e la connessione cultura tedesca. Il libretto costituisce una antologia di articoli dell' Autore scritti nell' ottobre 1953 sul Giornale di Trieste , alla vigilia incandescente della “ Rivolta di Trieste” duramente repressa nel sangue dalle forze di occupazione anglo-americana della città che volevano impedisce il ricongiungimento della città con la madre patria italiana. In questi articoli, riscoperti grazie a un certosino lavoro di ricerche nelle biblioteche di Trieste,  Manacorda ripercorre la storia di Trieste sottolineando la identità italiana della città e il suo bimillenario legame culturale, storico, linguistico con l'Italia. Pagine controcorrente quella volta, ma anche oggi, dove nuovi imperialismi cercano di annettere Trieste a realtà geografiche e culturali che non sono mai state le sue. Prima edizione assoluta. Di Guido Manacorda La Lanterna ha già pubblicato, anch'esso finora inedito, “Anima e volto delle democrazie moderne”, studio critico verso i sistemi politico/ideologici elaborati dalle logge massoniche.

 

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lunedì 2 giugno 2025

LA VIA NAZIONALISTA DELL' IRREDENTISMO ADRIATICO



Uno studio documentato e attento sulla figura di Ruggero Timeus Fauro, lo scrittore irredentista triestino che ha aperto la via al passaggio dall'irredentismo classico e romantico alle moderne ideologie nazionaliste. Un autore di rinnovata attualità riletto attraverso l'analisi del giornalista e saggista Bruno De Donà, bellunese di origini istriane, studioso di storia veneta e risorgimentale. A lungo redattore de Il Gazzettino di Venezia, socio onorario dell'Ateneo di Treviso, vicepresidente dell'Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, ci propone oggi una riflessione controcorrente su un una figura cardine della formazione della nostra identità, lungo gli inquieti confini orientali d'Italia.

 

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giovedì 29 maggio 2025

LA NOTTE DEGLI EROI




“…..E ridevano, nel cielo, tutte le stelle del firmamento in un orizzonte di patria fatto improvvisamente più vasto nella cronaca e nella storia..”.

Così, al culmine del pathos di questo racconto storico, Piero Belli ci descrive  la partenza della colonna di legionari alla volta di  di Fiume, nella notte magica e stellata della cittadina di Ronchi, dove venne pronunciato il giuramento “ O Fiume o morte !”, riprodotto anche nel volume.

L’ Autore, romanziere di indiscusso valore, autori di romanzi sulla grande guerra che ebbero significativo successo e oggi sottoposti a “ damnatio memoriae” dal regime ideologico dominante,   fu corrispondente a Trieste  del Popolo d’Italia e pieno di ammirazione per d’Annunzio, durante l’impresa fiumana seguì da vicino, passo per passo, lo svolgersi dell’occupazione della città Adriatica, in qualità di Volontario .

 La notte di Ronchi” è un resoconto molto dettagliato dell’Impresa di Fiume e nello specifico della “Marcia di Ronchi” momento importantissimo da cui prese piede l’intera impresa fiumana.

Un racconto poetico e suggestivo che ancora oggi è in grado di emozionare profondamente il Lettore, con il racconto  di un eroismo che supera gli anni e parla sempre al cuore.

 Il ricordo struggente di combattenti  d’ altri tempi :La notte di Ronchi li avvolse in un manto di stelle .E non ebbero e non chiesero altro”.

 La notte di Ronchi, la notte degli eroi.

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sabato 24 maggio 2025

IL GIURATO E IL COMANDANTE : NASCE L' IMPRESA DI FIUME



“Mio Caro Riccardo,” è una intrigante e avvincente cronistoria durata vent’anni tra Gabriele D’Annunzio e Riccardo Frassetto, dall’Impresa di Fiume del 1919 fino alla morte del grande Poeta nel 1938. Riccardo Frassetto fu il " giurato di Fiume" che convinse D' Annunzio a guidare l' Impresa di Fiume e a portarla così alla vittoria grazie al carisma del Comandante. Il volume è opera accurata di Giorgio Frassetto, nipote del Giurato di Ronchi, che si è avvalso anche di spunti e immagini fornite dalla biblioteca de Il Vittoriale degli Italiani e del suo Presidente Giordano Bruno Guerri. Un ‘ opera storica che coinvolge al cardiopalma il lettore, soprattutto nella parte dei colloqui fra Frassetto e il Comandante d' Annunzio, che lo portarono a porsi entusiasticamente alla guida della storica Impresa : il connubio fra testo, dialoghi ed immagini fotografiche ,spesso inedite e provenienti dall' archivio della famiglia Frassetto, dà al Lettore una dimensione dinamica della vicenda, quasi la rivivesse davanti ai suoi occhi. Avvincente. Nota di presentazione di Bruno De Donà. ( III edizione)

 

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martedì 13 maggio 2025

IL MANIFESTO DEI " CONFINI ORIENTALI" D' ITALIA



Si tratta della ristampa integrale del volume di Ruggero Fauro “Trieste. italiani e slavi – il governo austriaco – l'irredentismo”, edito nel 1914 in pochissime copie, e poi inabissatosi come un fiume carsico , presente ma invisibile, fino ai giorni nostri. Questa ristampa abbiamo voluto  arricchirla con illustrazioni della Trieste dell'epoca, non presenti nell'opera originaria. Un omaggio a questa splendida città. L' Autore è Ruggero Timeus, triestino, che lo pubblicò con lo pseudonimo di Ruggero Fauro, nome che egli usava per non incappare nelle grinfie della occhiuta polizia asburgica e conoscere così il carcere o la fucilazione di questo “ splendido” e tollerante Impero…. Timeus morì in guerra, dopo poche settimane di combattimenti, arruolatosi come volontario nell'esercito italiano. Pregevole lo studio di Pino Cimino che accompagna il testo. “Trieste” costituisce a tutti gli effetti il ​​Manifesto della identità italiana di Trieste e di tutto il burrascoso confine orientale d'Italia. Attualissimo anche oggi poiché i problemi del “confine orientale” non mutano per ineludibili ragioni geo-politiche. Terza ristampa delle Edizioni della Lanterna, che lo ripropongono  ad un prezzo bassissimo . Incredibilmente censurato anche oggi : Amazon, Il circonciso monopolista dell' editoria,  ne ha distrutto ben due edizioni e un account di pubblicazione e ancora oggi si rifiuta di metterlo in vendita. Cosa cova in casa mondialista, magari cavalcando l' onda di un micronazionalismo sloveno in area triestina , peraltro ben pasciuto grazie alle  prebende come " minoranza etnica"  che arrivano da decenni  da Roma  ? 


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giovedì 24 aprile 2025

QUELLE CANNONATE SQUISITAMENTE FASCISTE





Marzo 1922 : conclusa l'Impresa di Fiume, la città non è però stata “normalizzata”, cioè piegata ad accettare i diktat delle potenze che vogliono cederla in amministrazione a qualche staterello slavo confinante e non concedere l'agognata annessione all'Italia. Viene così fomentata e armata dal governo fedifrago di Roma un golpe contro il governo ancora dannunziano della città. Il golpe armato fino ai denti da Roma e appoggiato da qualche masnada di croati facinorosi pare avere successo e viene conquistato il palazzo del governo. Fiume pare destinata a capitolare. In soccorso dei “regolari”, arrivano però le squadre fasciste di Trieste. Stretto d'assedio il governo golpista, la situazione pare in stallo, quando dal porto piombano sul palazzo le cannonate di una nave motosilurante (MAS) capitanata dai fascisti triestini. Il rinnegato Zanella, capo dei golpisti, si arrende. Firma la resa. La città e salva e poco tempo dopo la sua determinazione a restare italiana, gridata al mondo intero, viene premiata con l' annessione all' Italia. Un nuovo agile libretto dello storico Giacinto Reale su un episodio di storia nazionale poco conosciuto. Foto storiche dell'archivio dell'Autore arricchiscono questo agile libretto che narra un episodio degno dei film d'azione. Un agile supporto didattico e scolastico. Imperdibile.

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mercoledì 23 aprile 2025

L' ITALIANITA' DI TRIESTE

 



Pino Cimino è attualmente il più accreditato studioso del pensiero politico di Ruggero Timeus/Fauro, l' intellettuale irredentista triestino morto giovanissimo al fronte durante i primi mesi della Grande Guerra. In questo studio l'autore ci illustra la vita di Timeus e le fasi che hanno generato la sua particolare concezione di nazione, maturata sull'osservazione della sua amata città Trieste. L'osservazione di Trieste diventa un paradigma dell'intiera patria italiana alla luce di quel "nazionalismo puro", come Stuparich definisce il pensiero del giovane patriota triestino. Cimino ci illustra con stile partecipe e scorrevole i profili di questa ideologia che va maturando da un romantico irredentismo al più solido e strutturato concetto di nazione moderna, roccaforte e scrigno della identità nazionale più profonda e perenne. In tempo di globalismo il pensiero di Timeus appare quanto mai profetico ed attuale e costituisce la pietra fondante su cui costruire il nuovo patriottismo che dovrà affrontare i nuovi imperi mostruosi che si affacciano al nostro orizzonte.

 

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martedì 22 aprile 2025

I CONFINI NECESSARI ALL' ITALIA

 


Un classico della cultura irredentista, che ritrova la via delle biblioteche e del cuore degli Italiani dopo un secolo dalla sua pubblicazione, avvenuta nel 1915, allo scoccare della Grande Guerra. Attuale ‘ Attualissimo. Esso ci parla del problema  del “ confine orientale” della futura Patria Italiana, di quel lembo di terra racchiuso fra il Veneto e l’ Istria, quel Friuli, non a torto definito nella geopolitica militare come “ porta d’ Italia”. Questo angolo di terra, dalle culture e lingue plurime ed intrecciate, è stato cruciale : nelle due guerre mondiali, durante la guerra fredda e lo sarà anche alle soglie del terzo millennio. Slataper indica le vie per una ricomposizione nel tessuto nazionale di un settore strategico come questo. E sono vie politicamente scorrettissime per la mentalità di oggi. Un altro classico della cultura identitaria italiana  irredentista riscoperto, al pari di “ Trieste”, dalla infaticabile ed appassionata  ricerca dello studioso Pino Cimino, autore anche della  pregevole introduzione al libro dal titolo emblematico di “ L’ ultimo scritto di Scipio Slataper”. Insomma : un lascito agli Italiani del futuro. A noi. Saremo capaci di trarne frutto, ora che la nostra patria sta tramontando in un cupo ed inglorioso tramonto ?

 

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LA TRAGEDIA DELLE TERRE PERDUTE

 


La storia di una lunga passione, di un lungo  infinito  calvario  nelle terre adriatiche   : quello degli Italiani di Istria e Dalmazia, civilizzatori di quelle terre fin dai tempi della Serenissima Repubblica, sempre soffocati nei secoli dall’ elemento slavo che vive   negli interni montuosi di quelle terre, per giungere  fino al genocidio italiano per mano slavo-comunista durante l’ ultima guerra e dopo. La storia di questa lunga oppressione genocida , documentata in modo ineccepibile, dalla penna del giornalista e saggista Bruno De Donà, bellunese di origini istriane, studioso di storia veneta e risorgimentale. A lungo redattore de Il Gazzettino di Venezia, socio onorario dell'Ateneo di Treviso, vicepresidente dell'Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, ci propone oggi una riflessione controcorrente sui nostri sfortunati compatrioti delle Terre Perdute vittime dell’ odio razziale del mondo slavo. Prefazione di Antonio Sartori, collaboratore delle Edizioni della Lanterna e nota di presentazione al libro di pugno dell’ Autore ,  incentrata sul dramma delle Terre Perdute.

 

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mercoledì 16 aprile 2025

LA DALMAZIA

 

 


Irredentismo d’ annata, quello di questo libretto : pubblicato nella collana “ L’ ora presente” che ha raccolto scritti di irredentisti del vaglio di Scipio Slataper ( “ in confini necessari all’ Italia”, ristampato dalla Lanterna) , di Cesare Battisti  e di Ettore Tolomei, venne pubblicato in agile formato nel 1915, mentre la Grande Guerra infuriava. Questo libretto presenta agli Italiani del secolo scorso la “ questione dalmata” : la necessità di acquisire anche la Dalmazia al territorio nazionale in quanto anch’ essa parte integrante della terra d’ Italia, per ragioni storiche e geopolitiche. Il libretto ripercorre il formarsi della identità italiana della lunga zona costiera e insulare della Dalmazia ad opera di Roma e per la incorporazione millenaria nella successiva Repubblica veneta. Tutte le città costiere recano una impronta veneta fortissima la costituzione geografica divide da una catena montuosa la costa dalla parte interna, a predominio etnico slavo. Le ragioni della storia, della appartenenza etnico- culturale della costa dalmata la rendono, come dice l’ autore, “ la vera costa orientale dell’ Adriatico italiano”.

Molte altre le intuizioni dell’ autore, fra cui la convinzione che la fine della Grande Guerra avrebbe aperto per l’ Italia un “ fronte caldo” alle proprie frontiere dell’ est a causa delle pressioni demografiche slave sull’ area italiana, a causa prima di tutto del continuo fomentare la pulizia etnica italiana da parte asburgica. Tensioni geopolitiche risolvibili solo attraverso la annessione della Dalmazia italiana alla madre patria. La Storia ha dimostrato  che l’ Autore fu lungimirante.

Libretto oggi inattuale e solo un documento storico ? Niente affatto. L’ Autore, irredentista e patriota della prima ora, grande giornalista , ascoltato consigliere di Mussolini per la politica estera in direzione balcanica, chiuse la sua esistenza aderendo alla RSI, ma questo scritto va meditato anche oggi. La geopolitica infatti, ripropone sempre gli stessi problemi nel corso dei secoli, finchè non vengono risolti in via definitiva come il Nodo di Gordio di Alessandro il Grande. Il libretto è completato  anche da una nota introduttiva ( “ per un nuovo irredentismo”) di Edoardo Longo.

Un nuovo irredentismo si affaccerà inevitabilmente nel cuore degli Italiani, non appena la morsa dell’ Unione Europea sul nostro paese scemerà. I  confini dell’ Est sono ancora sanguinanti dopo l’ ultima guerra e le piaghe sono ancora aperte : perdite territoriali ( Istria, Dalmazia ) , il genocidio degli Italiani per mano slavo-comunista, le foibe, l’ esodo : orrori della storia che, fatalmente genereranno l’ unica soluzione storica e politica possibile, la stesso che Virginio Gayda prevedeva già nel 1915 : la riconquista totale e definitiva dei “ territori perduti”, perché solo così sarà possibile pace e giustizia. Ipotesi irreali e fantastiche ?

Stiamo attenti , prima di liquidare così  la “ questione italiana “ delle terre perdute, come fosse solo un sogno nostalgico : Vi dice qualcosa la guerra che si sta combattendo, sempre ad est, fra Russia ed Ucraina ? Entrambi i campi in lotta hanno ragioni identitarie, irredentiste, nazional-patriottiche, storiche che li animano. Da sempre, come vaticinato in questo lungimirante libretto, le convulsioni belliche nell’ Est Europa hanno avuto effetti – positivi o negativi – sul confine orientale d’ Italia : dai colpi di revolver della Mano Nera a Sarajevo nel 1914, all’ Impresa di Fiume, alle convulsioni della seconda guerra mondiale con gli orrori delle foibe e del genocidio degli Italiani , fino alle recenti guerre balcaniche con la dissoluzione della Jugoslavia comunista : in questa circostanza  ci fu l’ occasione d’oro per riavere le perdute terre d’ Istria, offertaci dal governo serbo in cambio di un appoggio politico e strutturale ala loro guerra contro la Croazia : occasione perduta a causa del governo di allora che non volle accettare la proposta, timidamente avanzata in via  diplomatica, preferendo più tardi bombardare quei popoli per conto della NATO. Una vicenda che ricorda la guerra mossa anni fa all' alleato Gheddafi ed è  prova della intelligenza pari a zero dei governi italiani nonchè della nulla affidabilità internazionale dell' Italia verso alleati e popoli amici.

Ma il sangue non è acqua o intellettualismo : anche se sopito, ogni tanto, ciclicamente,  attraverso gli invisibili percorsi carsici della Storia,   si risveglia, si infiamma  e costruisce la Storia.

 Può incuriosire i Lettori sapere come Amazon ha cercato di censurare la pubblicazione di questo libro con i suoi strumenti editoriali : Motivazione della mancata pubblicazione : " il libro è stato tradotto in lingua italiana e manca la prova del copyright dei diritti di traduzione". Alla replica che Gayda era italianissimo e aveva scritto il suo libro in lingua italiana, la replica di Amazon è stata la pubblicazione del testo nel solo mercato CANADESE - in dollari canadesi - impedendo di fatto la circolazione del libro che interessa i lettori italiani. Ora il libretto è finalmente disponibile per tutti .

 

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FIUME ITALIANA



Un ritratto poetico e spesso commovente di Fiume, così come si presentava nel 1923, all’ alba della sua annessione all’ Italia, dopo che essa era stata destinata a riunirsi alla madre patria italiana, grazie all’ epica impresa di Gabriele d’ Annunzio e dei suoi legionari. La penna di Giulio Caprin, irredentista della prima ora e scrittore di vaglia, ci descrive la storia e l’ immagine della città in quel preciso momento storico, rimarcando la sua antichissima identità italiana, fin dalla sua fondazione ad opera di Roma e la sua permanenza millenaria all’ ombra del leone di San Marco nella Repubblica Veneta. Circondata da sempre da popolazioni ostili ed estranee, per l’ autore è quasi un miracolo che abbia mantenuto fino ai tempi moderni la sua identità , fatta “… di una italianità spontanea che sembra radicata nel suolo stesso e che i venti discordi della fortuna non riuscirono a disperdere”. Il libro è arricchito dalle splendide fotografie della edizione del 1923, che conferiscono un fascino particolare a questo piccolo gioiello letterario. La ristampa è dedicata al popolo italiano di Fiume e dell’ Istria, disperso e decimato dal feroce genocidio slavo-comunista del 1945,che incombeva da tempo immemorabile e che ha privato Fiume della sua anima antica e della sua gente .

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giovedì 20 marzo 2025

ELOGIO DEL NAZIONALISMO

 


“Il nazionalismo è una morale . La coscienza nazionale è l'attività di questa morale . Il patriottismo è il nazionalismo vivo. “ 

Attraverso questa riflessione, Pino Cimino, studioso di irredentismo adriatico e passione nazionale italiana,  ci conduce lungo il percorso del nazionalismo italiano da Fauro, fino a Corradini e Papini e ai giorni nostri, dove l’ idea nazionale, lungi dall’ esser sorpassata, rifulge di una vitalità imprevedibile e appare l’ unico senso della vita dei popoli in un mondo attanagliato dalla mortifera ideologia di una dittatura globale incombente. Nell’ esame del pensiero di Corradini e degli altri grandi dell’ ide adi Patria, si colgono le linee di una vitalità nazionale che può ricondurre a una nuova giovinezza d’ Italia. Un testo insostituibile, in particolare per i giovani  smarriti nel labirinto del Minotauro globalista ed europide



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venerdì 28 febbraio 2025

FRA BOMBE E TRICOLORI



Un rarissimo testo che ritrova la luce : uno scritto irredentista di Trieste, pubblicato in proprio nel 1911, in forma clandestina per sfuggire alle occhiute grinfie della censura e polizia asburgiche, ancor più oppressive ed invadenti man mano che ci si avvicinava al fatidico scoccare della Grande Guerra, che liberò tutti i nazionalismi identitari dal giogo di Imperi ormai al crepuscolo. Uno spaccato della Trieste nazionalista e clandestina dell’ epoca, fra manifestazioni di italianità, attentati,  repressione poliziesca , arresto di patrioti, processi, carceri . Un documento vivace come il cuore e il carattere degli studenti triestini che lo scrissero. Una vigorosa Italia che stava per nascere.  Notevole la polemica, politicamente scorrettissima con gli occhi di oggi,  contro il gruppo etnico slavo che veniva fomentato in chiave antiitaliana dalle autorità austriache. Un punto di attualità, perché indica che laddove esistono conflitti etnici   per lo spazio vitale sullo stesso territorio, il conflitto è inevitabile.

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