Il contesto storico.
“Riteniamo utile ripubblicare questo quadro
completo e veritiero rispetto alla distruzione dell’edificio dell’Hotel Balkan
(Narodni dom) a Trieste, che il 13 luglio 2020 con l’ennesima operazione di
calabraghismo e cedimento nei confronti della Slovenia è stato messo a
disposizione della Fondazione appositamente istituita, e costituita, assieme ad
altri soggetti istituzionali, dalle due più rappresentative Organizzazioni
della minoranza slovena in Italia (SKGZ e SSO), che da anni lo chiedevano (un
mero capriccio a scopo di rivalsa, perché dopo averlo ricevuto il palazzo lo
hanno lasciato semivuoto, ma con le spese ordinarie e straordinarie pagate con
le tasse dei contribuenti italiani!).
Iniziamo col farlo,
questo quadro completo, con una prima parte, dedicata alla introduzione
storico-politica degli eventi burrascosi che l’Italia stava vivendo proprio nei
mesi di giugno e luglio 1920; eventi che non possono essere tralasciati se si
vuole operare una seria ed onesta ricostruzione di ciò che accadde”. ( Tratto da
: Unione degli Istriani, Trieste)
I mesi di giugno e luglio
del 1920 furono, in tutta Italia, particolarmente torbidi.
Durante la crisi
ministeriale che doveva ricondurre Giolitti al potere, le folle rosse,
sobillate dai loro capi responsabili, approfittarono dello smarrimento di
Nitti, per mettere allo sbaraglio la Nazione.
Aggressioni contro i
Carabinieri, contro le Guardie regie, contro chiese e case di sacerdoti nei
principali centri della Toscana; sanguinosi scioperi del comunismo bianco nel
Cremonese; sistematici boicottaggi ferroviari ed aggressioni pressoché quotidiane
contro processioni religiose (a Lucca, il 13 giugno, fu perfino calpestata la
Croce); tumulti e conflitti in occasione di inaugurazioni dei monumenti ai
Caduti; il 22 giugno saccheggi e conflitti a Milano, dove, fra l’altro, il
Brigadiere Giuseppe Ugolini viene ucciso a colpi di pugnale, mutilato delle
mani e orribilmente sfregiato e quasi ridotto a brandelli; il 23 giugno
incendio doloso alla polveriera di Cecina; conflitti a Napoli e barbare scene
di sangue nel Saluzzese; il 24 ancora violenza a Milano e a Cremona; il 25 lo
scoppio di una bomba al Cova, con morti e feriti, scioperi e barricate nel
Bellunese con interruzione delle linee telefoniche e telegrafiche, rottura
della ferrovia e delle condutture idriche ed elettriche; il 26 un violentissimo
moto anarchico a Piombino, con devastazioni, saccheggi, assalto alla caserma
dei Carabinieri. Nello stesso giorno ebbe anche inizio la terribile rivolta
anarchica di Ancona, delle Marche e della Romagna, rivolta che costò danni
immensi, 24 morti ed innumerevoli feriti; quindi, nei giorni seguenti, le
rivolte di Terni e Brindisi, i disordini agrari del Barese, per accennare ai
fatti più gravi.
Questo era, allora, il
clima che si respirava in Italia e la medesima tensione, inasprita dai
contrasti di carattere etnico, si percepiva anche a Trieste, a Gorizia, a Pola
e nei centri della Dalmazia sotto controllo italiano.
E fu appunto, nel mezzo
di tale preoccupante situazione che piombò nel capoluogo giuliano l’annuncio
dei fatti di Spalato, che qui riepiloghiamo molto succintamente.
A presidio della
popolazione italiana della città dalmata, era ancorata nel porto la nave
“Puglia”. Contro i marinai e gli ufficiali dell’equipaggio si erano già
ripetuti più volte atti di violenza da parte di croati e serbi comunisti.
L’11 luglio giungeva a
Spalato un agitatore panslavista, il quale aizzava le masse turbolente contro
l’elemento italiano. Verso sera, un gruppo di facinorosi, dopo aver rotto le
insegne del Caffè Nani, nel quale si ritrovavano per tradizione i dalmati italiani,
assaliva insultandoli alcuni ufficiali della “Puglia”, che si recavano come di
consueto al gabinetto di lettura della città. Accorreva in difesa dei propri
ufficiali su di un motoscafo il Comandante Tommaso Gulli facendosi accompagnare
da un “mas”. Giunto alla riva, la folla minacciosa lo accoglieva a furia di
bombe, mentre la gendarmeria, appostatasi in ordine di combattimento sulla
banchina, apriva il fuoco contro il “mas”. Il motorista Aldo Rossi rimaneva
ucciso, il Comandante Gulli venne gravemente ferito, e dopo essere stato
operato d’urgenza da un medico del posto, morì sotto i ferri quella stessa
notte.
Fu così che, giunta la
grave notizia a Trieste, la città reagì tanto inevitabilmente quanto
immediatamente.
( prima parte )
FONTE :
https://www.facebook.com/UnioneIstriani?locale=it_IT
NOTA BIBLIOGRAFICA : Le edizioni
della Lanterna hanno dedicato ben due volumi alla vicenda del Balkan, che qui segnaliamo
:
1) Giacinto Reale, “ L’ incendio del Balkan “ :
2) Michele Risolo, “ Brucia, Balkan, brucia !” :



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