lunedì 13 luglio 2026

CENTO ANNI FA IL "TRIESTE BOMBING" , OVVERO : L' INCENDIO DEL BALKAN

 


[ Balkan, dopo l' incendio - foto : archivio Unione degli Istriani ]

Il contesto storico.

 “Riteniamo utile ripubblicare questo quadro completo e veritiero rispetto alla distruzione dell’edificio dell’Hotel Balkan (Narodni dom) a Trieste, che il 13 luglio 2020 con l’ennesima operazione di calabraghismo e cedimento nei confronti della Slovenia è stato messo a disposizione della Fondazione appositamente istituita, e costituita, assieme ad altri soggetti istituzionali, dalle due più rappresentative Organizzazioni della minoranza slovena in Italia (SKGZ e SSO), che da anni lo chiedevano (un mero capriccio a scopo di rivalsa, perché dopo averlo ricevuto il palazzo lo hanno lasciato semivuoto, ma con le spese ordinarie e straordinarie pagate con le tasse dei contribuenti italiani!).

Iniziamo col farlo, questo quadro completo, con una prima parte, dedicata alla introduzione storico-politica degli eventi burrascosi che l’Italia stava vivendo proprio nei mesi di giugno e luglio 1920; eventi che non possono essere tralasciati se si vuole operare una seria ed onesta ricostruzione di ciò che accadde”. ( Tratto da : Unione degli Istriani, Trieste)

 


I mesi di giugno e luglio del 1920 furono, in tutta Italia, particolarmente torbidi.

Durante la crisi ministeriale che doveva ricondurre Giolitti al potere, le folle rosse, sobillate dai loro capi responsabili, approfittarono dello smarrimento di Nitti, per mettere allo sbaraglio la Nazione.

Aggressioni contro i Carabinieri, contro le Guardie regie, contro chiese e case di sacerdoti nei principali centri della Toscana; sanguinosi scioperi del comunismo bianco nel Cremonese; sistematici boicottaggi ferroviari ed aggressioni pressoché quotidiane contro processioni religiose (a Lucca, il 13 giugno, fu perfino calpestata la Croce); tumulti e conflitti in occasione di inaugurazioni dei monumenti ai Caduti; il 22 giugno saccheggi e conflitti a Milano, dove, fra l’altro, il Brigadiere Giuseppe Ugolini viene ucciso a colpi di pugnale, mutilato delle mani e orribilmente sfregiato e quasi ridotto a brandelli; il 23 giugno incendio doloso alla polveriera di Cecina; conflitti a Napoli e barbare scene di sangue nel Saluzzese; il 24 ancora violenza a Milano e a Cremona; il 25 lo scoppio di una bomba al Cova, con morti e feriti, scioperi e barricate nel Bellunese con interruzione delle linee telefoniche e telegrafiche, rottura della ferrovia e delle condutture idriche ed elettriche; il 26 un violentissimo moto anarchico a Piombino, con devastazioni, saccheggi, assalto alla caserma dei Carabinieri. Nello stesso giorno ebbe anche inizio la terribile rivolta anarchica di Ancona, delle Marche e della Romagna, rivolta che costò danni immensi, 24 morti ed innumerevoli feriti; quindi, nei giorni seguenti, le rivolte di Terni e Brindisi, i disordini agrari del Barese, per accennare ai fatti più gravi.

Questo era, allora, il clima che si respirava in Italia e la medesima tensione, inasprita dai contrasti di carattere etnico, si percepiva anche a Trieste, a Gorizia, a Pola e nei centri della Dalmazia sotto controllo italiano.

E fu appunto, nel mezzo di tale preoccupante situazione che piombò nel capoluogo giuliano l’annuncio dei fatti di Spalato, che qui riepiloghiamo molto succintamente.

A presidio della popolazione italiana della città dalmata, era ancorata nel porto la nave “Puglia”. Contro i marinai e gli ufficiali dell’equipaggio si erano già ripetuti più volte atti di violenza da parte di croati e serbi comunisti.

L’11 luglio giungeva a Spalato un agitatore panslavista, il quale aizzava le masse turbolente contro l’elemento italiano. Verso sera, un gruppo di facinorosi, dopo aver rotto le insegne del Caffè Nani, nel quale si ritrovavano per tradizione i dalmati italiani, assaliva insultandoli alcuni ufficiali della “Puglia”, che si recavano come di consueto al gabinetto di lettura della città. Accorreva in difesa dei propri ufficiali su di un motoscafo il Comandante Tommaso Gulli facendosi accompagnare da un “mas”. Giunto alla riva, la folla minacciosa lo accoglieva a furia di bombe, mentre la gendarmeria, appostatasi in ordine di combattimento sulla banchina, apriva il fuoco contro il “mas”. Il motorista Aldo Rossi rimaneva ucciso, il Comandante Gulli venne gravemente ferito, e dopo essere stato operato d’urgenza da un medico del posto, morì sotto i ferri quella stessa notte.

Fu così che, giunta la grave notizia a Trieste, la città reagì tanto inevitabilmente quanto immediatamente.

( prima parte )


FONTE :

https://www.facebook.com/UnioneIstriani?locale=it_IT

 

NOTA BIBLIOGRAFICA : Le edizioni della Lanterna hanno dedicato ben due volumi alla vicenda del Balkan, che qui segnaliamo :

1)      Giacinto Reale, “ L’ incendio del Balkan “ :

https://www.lulu.com/it/shop/giacinto-reale/l-incendio-del-balkan/paperback/product-7k6n5w9.html?page=1&pageSize=4

 

2)      Michele Risolo, “ Brucia, Balkan, brucia !” :

https://www.lulu.com/it/shop/michele-risolo/brucia-balkan-brucia/paperback/product-zme65v6.html?page=1&pageSize=4

 

 

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